Il cerchio d'oro di Shakespeare
Il ritratto Chandos, conservato alla National Portrait Gallery di Londra e tradizionalmente attribuito a Shakespeare, ha un dettaglio che sorprende chi lo vede per la prima volta: un piccolo cerchio d'oro al lobo sinistro. Non era un vezzo isolato. Nell'Inghilterra elisabettiana sir Walter Raleigh si fece ritrarre con una perla pendente, e molti cortigiani portavano un solo orecchino per mostrare audacia e gusto per il viaggio. In Occidente, quindi, l'orecchino maschile nasce come il gesto di chi voleva apparire avventuroso e colto insieme. Lo stesso equilibrio tra rigore sartoriale e piccola trasgressione si ritrova nella collezione London, dove il metallo resta asciutto e la forma parla da sola.

Il segno dei marinai
Per secoli il cerchio al lobo è stato anche un segno di mestiere. Nelle tradizioni marinare europee si diceva che un marinaio guadagnasse l'orecchino dopo aver attraversato l'equatore o doppiato Capo Horn. Secondo un'altra credenza, mai documentata ma molto diffusa, l'oro serviva a pagare la sepoltura di chi moriva lontano da casa. Sono leggende, ma dicono qualcosa di vero: il gioiello era una memoria portatile di un passaggio. Nelle città portuali questa abitudine di portare addosso un segno è sempre stata forte. Osaka, per secoli il grande emporio mercantile del Giappone, ne conserva lo spirito nel quartiere di Amerikamura, laboratorio dello street style del Kansai e riferimento vivo per la collezione Osaka.

La spilla da balia di King's Road
Nel 1976 l'orecchino cambiò di nuovo significato. Tutto accadeva tra SEX, la boutique di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren in King's Road, e i concerti dei Sex Pistols. Infilata nel lobo, la spilla da balia era un oggetto povero, quasi offensivo nella sua banalità, e proprio per questo diventava un manifesto. Il punk non cercava il bello. Cercava un segno riconoscibile, un dettaglio capace di separare chi stava dentro da chi stava fuori. Da allora il metallo scuro, le borchie e i cerchi multipli lungo l'orecchio fanno parte del linguaggio della strada. È un'estetica che si legge anche senza clamore, come nei toni bruniti e nelle superfici opache della collezione Noir.

Berlino, l'essenziale sotto le luci stroboscopiche
Dopo la caduta del Muro, gli spazi abbandonati di Berlino Est diventarono club. Il Tresor aprì nel 1991 nel caveau dell'ex grande magazzino Wertheim, e la cultura techno diede forma a un'estetica rigorosa, quasi monastica: nero, acciaio, nessuna concessione al decorativo. Qui l'orecchino maschile perse ogni intento teatrale e si ridusse a una presenza minima: un cerchio sottile, una barra, un punto di luce sul lobo. È la lezione del funzionalismo tedesco, dal Bauhaus in poi, applicata al corpo: togliere finché resta solo l'essenziale. La collezione Berlin nasce da questa disciplina, con forme pulite pensate per essere indossate dal giorno alla notte.

Seoul e la libertà dell'asimmetria
Negli ultimi vent'anni è stata Seoul a riscrivere le regole. Gli idol del K-pop hanno reso comuni gli orecchini asimmetrici: un pendente da un lato e un piccolo cerchio dall'altro. In Corea l'orecchino maschile ha radici antiche. Nelle tombe del regno di Silla sono stati trovati orecchini d'oro finemente lavorati, portati anche dagli uomini dell'aristocrazia, finché nel 1572 il re Seonjo della dinastia Joseon li vietò agli uomini perché contrari all'etica confuciana. Il presente riprende così una memoria interrotta. La collezione Seoul raccoglie questa libertà di combinare e di rompere la simmetria con misura. Per scegliere il vostro segno, tra porti, club e palcoscenici, vi invitiamo a scoprire tutte le collezioni su iJewel.