Berlino, 1813: l'oro in cambio del ferro
Durante le guerre di liberazione contro Napoleone, la principessa Marianna di Prussia chiese alle donne di consegnare i propri gioielli d'oro per finanziare l'esercito. In cambio ricevevano anelli e spille in ghisa con l'iscrizione Gold gab ich für Eisen, «ho dato oro per ferro». La Fonderia Reale di Berlino, attiva dal 1804, colava trafori sottili come merletti, poi laccati di nero per proteggerli dalla ruggine. Per la prima volta un ornamento valeva per ciò che dichiarava e non per il peso del metallo. Quelle linee nette e quel rigore grafico restano il riferimento della collezione Berlin.

Londra, tra il lutto vittoriano e King's Road
Il giaietto è un legno fossile che si raccoglie sulle scogliere di Whitby, nello Yorkshire: leggero, tiepido al tatto, lucidabile fino a riflettere la luce. Dopo la morte del principe Alberto, nel 1861, la regina Vittoria lo indossò per decenni e la corte la seguì, facendone il materiale del lutto. Poco più di un secolo dopo, nel 1974, al 430 di King's Road, Vivienne Westwood e Malcolm McLaren aprivano la boutique da cui la spilla da balia sarebbe uscita trasformata in ornamento punk. Compostezza e provocazione sono gesti opposti, ma entrambi affidano il messaggio a un materiale umile. Tra questi due poli si muove London.

Osaka e l'eredità dei fabbri di spade
A Sakai, alle porte di Osaka, si forgiano lame dal Cinquecento. Accanto ai fabbri lavoravano gli artigiani delle montature, maestri dello shakudō: una lega di rame con una piccola percentuale d'oro che, trattata con una patina, assume un nero dai riflessi bluastri. Nel 1876 l'editto Haitōrei vietò di portare la spada in pubblico e molte botteghe persero la committenza. Una parte di quegli artigiani si riconvertì a oggetti ornamentali e gioielli, spesso destinati all'esportazione. Così la precisione di un mestiere d'armi passò al dettaglio minuto. È la stessa attenzione per la superficie e per la finitura che si ritrova in Osaka.

Seoul, dal norigae alle botteghe di Jongno
Nella tradizione coreana l'ornamento più diffuso non era un anello ma il norigae, un pendente appeso all'hanbok e composto da un elemento centrale, un nodo decorativo e una lunga nappa di seta. Il valore stava nel nodo, il maedeup, quanto nella pietra o nel metallo: un'arte di intreccio tramandata come mestiere a sé. Oggi il quartiere di Jongno 3-ga, a pochi passi dal santuario di Jongmyo, riunisce centinaia di laboratori e grossisti di gioielleria, e alimenta un gusto per i pezzi sottili, da sovrapporre e combinare. Da questa idea di composizione, più che di singolo oggetto, nasce Seoul.

L'acciaio e il nero di oggi
Nel 1913, a Sheffield, il metallurgista Harry Brearley ottenne una lega al cromo capace di resistere alla corrosione: l'acciaio inossidabile. La variante 316L, impiegata in ambito chirurgico e navale, è passata prima all'orologeria e poi alla gioielleria, dove ha preso il posto che nell'Ottocento era del ferro laccato. Anche il nero ha cambiato tecnica: con la deposizione fisica da vapore, o PVD, uno strato sottilissimo viene fissato al metallo in una camera a vuoto, con una tenuta all'usura in genere superiore a quella di una placcatura galvanica. Questa lunga storia del nero trova la sua forma attuale in Noir. Per vedere dove porta, esplora tutte le collezioni.